18/01/2012 - Il piano strategico del sindaco Leopoldo Di Girolamo, più nel male che nel bene, comincia a far parlare alimentando il dibattito in città e tra le forze politiche in un momento in cui però la maggioranza che guida palazzo Spada non sembra così solida. Un'instabilità che in qualche maniera già mina alle basi le fondamenta dell'iniziativa del primo cittadino. Gianluca Rossi è assessore al Bilancio della Regione, l'unico ternano nella Giunta regionale.
Che idea si è fatto del piano strategico del sindaco?
«Il mondo è cambiato, una ridefinizione strategica dell'amministrazione e del mandato credo sia un'intuizione corretta e condivisibile. Ma va evitato un rischio.»
Quale?
«Che venga confuso con i problemi della maggioranza, che sono di natura politica, e che dunque questa idea venga assorbita e depotenziata. Di Girolamo ha parlato di piano di rilancio della città, non del Comune, e un'operazione del genere si fa con la città. Il tema non è fare incontri, è mettere insieme le forze vive, gli opinion leader, che insieme condividono 3-4 punti di azione forte, che firmano un patto per la città. È questa la poliarchia che richiama il vescovo Vincenzo Paglia, non che ognuno dice quello che gli pare come ha volte ho l'impressione che invece si faccia. Un dibattito che si deve sviluppare in tempi ragionevoli, le settimane da qui all'approvazione del bilancio, non di più».
Nel frattempo però lo stato di tensione in consiglio comunale è permanente e preoccupante, soprattutto per quello che succede nel Pd.
«Sarebbe però un errore partire dalla risoluzione dei problemi in corso, senza negare che ci sono delle differenze in alcuni casi anche preoccupanti. Ma sindaco e Consiglio hanno ruoli diversi, il sindaco è votato dai cittadini, ha intrapreso questa iniziativa e la deve portare avanti chiedendo la fiducia prima alla città e poi al Consiglio stesso, che così eserciterà la sua funzione, e alle forze politiche. E' lì, nell'assemblea, che si verificherà la tenuta della maggioranza o nuove convergenze, alla luce del sole. Invece assisto preoccupato un giorno ad annunci di mantenimento dello status quo e un altro ad allargamenti della maggioranza per sopperire ai problemi che ci sono».
Il ruolo del Pd in questo contesto?
«Non sono per un ruolo acritico di sostegno al sindaco, ma sono preoccupato per la tenuta del partito. E non è colpa del capogruppo a palazzo Spada o dei segretari, siamo tutti responsabili, nessuno si può chiamare fuori. Il ruolo del Pd non è ininfluente, è decisivo. La tenuta del consiglio comunale, come di quello regionale d'altronde, diciamoci la verità dipende dal Pd. È vero che a Terni a volte non si capisce qual è la maggioranza e qual è l'opposizione. Il partito però ci metta del suo e risolverà buona parte dei problemi, recuperi lo spirito originario, torni a parlare alla città e non sia una confraternita di "fratelli-coltelli" come ci dipingiamo noi stessi e come poi appariamo agli occhi dei cittadini».
Sembra difficile quando però nelle assemblee del partito c'è chi parla di una «Giunta che tutela gli interessi di famiglia» e un segretario provinciale che dice che il «Pd è in mano ai capibastone». Si sente tale?
«Non mi sento un capobastone e mi sentirei offeso se qualcuno utilizzasse questo appellativo. Mi sento, sì, un punto di riferimento, piaccia o non piaccia. Le altre affermazioni, come ha sottolineato anche il sindaco, sono sgradevoli e fuori luogo e a volte sarebbe preferibile non solo abbassare i toni ma proprio spegnere il volume. Quello che noto è che mi preoccupa è che c'era maggiore rispetto politico quando non c'era il Pd, quando c'erano ancora Ds e Margherita. Il Pd oggi non ha un gruppo dirigente, ma una serie di personalità diffuse con delle capacità. Ma non c'è sintonia».
Torniamo al piano del sindaco. Lei, e non solo, parla di tre-quattro punti. Il documento di Di Girolamo è invece molto più ampio, di lungo periodo, una riedizione di vecchi concetti, insomma un'asticella troppo alta in un momento storico in cui la gente preferirebbe concretezza, obiettivi e tempi precisi.
«Capisco l'obiezione, che può essere condivisibile, e che il documento possa risultare generico. Ma che il piano debba essere ancora non volutamente compiuto può essere il modo con cui affrontare il dibattito. L'asticella alta deve essere sul ruolo di Terni, chi corre salta dall'altra parte, chi cammina inciampa. Le questioni che attraversano il tessuto produttivo della città sono solo legate a crisi aziendali oppure sono il segno della necessità di una nuova stagione di politiche industriali di questo paese? In pratica, la reindustrializzazione del polo chimico e il mantenimento della siderurgia sono assi strategici per l'Italia in Europa? In passato in fasi di de- e re-industrializzazione Terni ha sempre usufruito di strumenti straordinari, oggi Terni ha bisogno di essere riconosciuta "area di crisi complessa" come ha proposto la Regione al Governo? Di questo la città cosa pensa? E i parlamentari di Pd e Pdl? L'università. Vogliamo continuare a viverla come contrapposizione con Perugia o dire una volta per tutte che Terni ha più bisogno di ricerca che di didattica.»
La research university di Bistoni...
«Io sono per andare a vedere nel dettaglio come il rettore vuole declinarla e poi giudicare, sapendo che non ci serve la presenza universitaria che c'era. Quella era un'altra fase, positiva, che ha arricchito la città e che in parte può essere conservata. Chimica e siderurgia, ad esempio, possono trovare sinergie in iniziative pubblico private sui materiali speciali? Su questo fronte si può fare un ragionamento con i players interessati, da Novamont a Terni Energia? Su innovazione e sviluppo la Regione ha individuato già possibili finanziamenti da mettere a disposizione e può essere più importante del "sindacalista" che fa gli interessi del "lavoratore", in questo caso la comunità ternana».
Il ruolo di Terni definito nel piano rilancia anche un "evergreen" come quello di «cerniera con Roma».
«Un tema che rimuginiamo da anni e sul quale occorre però fare anche autocritica. Perché non siamo riusciti a vincere le resistenze endemiche della natura chiusa dell'Umbria, molto più complessa del rapporto Terni-Perugia, perché ci sono altre realtà più chiuse di Perugia. E scontiamo delle difficoltà nel rapporto con un molosso come Roma, di cui Terni non può essere periferia o dormitorio, e non siamo riusciti a far mettere tra le priorità il completamento di quei 20 maledetti chilometri della Orte-Civitavecchia. Sintomatico delle difficoltà del rapporto con Roma anche la questione di Papigno. Il problema è che la Regione non paga Cinecittà per portare le produzioni qui? Se è cosi la Regione fa bene.Alla luce dei risultati che non mi sembrano eclatanti, se non ci sono le condizioni per andare avanti abbiamo un patrimonio strutturale di straordinaria importanza, magari da usare come incubatore di imprese legate alla green economy, idea su cui Sviluppumbria inizia a lavorare».
Tutto questo, la ridefinizione strategica del mandato, il rilancio della città, dovrebbe tradursi in un cambiamento anche dei protagonisti? Insomma, visto che dicono che lei abbia influenza sul sindaco, magari se glielo chiede il rimpasto di Giunta lo fa...
«Chi fa i paragoni con la situazione nazionale e parla di Giunte tecniche, sbaglia. Lì è cambiato anche il "padrone del vapore", qui il sindaco non è in discussione. La Giunta è una prerogativa del sindaco e io non gli chiederei mai di fare il rimpasto. Una parola, insieme a "verifica" che sa di piccola politica e appartiene ai "dinosauri"».
La fotogallery necessita di JavaScript e Flash Player. Scarica Flash qui .
14/05/2012 - L’assessore regionale al Bilancio e Riforme Gianluca Rossi ha inviato una lettera al Consorzio di Bo
29/04/2012 - 1 a 1 con il Foggia ma i 10000 del Liberati sono tutti per Domenico Toscano ...
25/04/2012 - Battuta la Reggiana al Liberati 2 a 0 con una doppietta di Sinigaglia ...