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"Una manovra ingiusta che colpisce chi già paga"

Dichiarazione dell'assessore Rossi

21/08/2011 - Le decisioni prese dal Consiglio dei ministri sono inadeguate e poco credibili rispetto alla sfida che il paese ha di fronte anche sul piano internazionale e fortemente inique sul piano sociale e fiscale.
Gli esempi più eclatanti riguardano: 1) in particolare l’anticipo della delega sull’assistenza, che facilmente si tradurrà in un drastico taglio degli sgravi fiscali, scaricando sulle famiglie una parte rilevante dell’intera operazione di riduzione del disavanzo pubblico, colpendo in modo particolare i nuclei meno abbienti. 2) La mancata precisazione degli interventi da inoltre all’anticipazione di questa delega un carattere generico e di incertezza che non corrisponde all’esigenza di credibilità della manovra (ballano cifre da 4 a 12 miliardi). 3) L’intervento sugli enti locali è ancora insufficiente e contradditorio sul piano del riordino istituzionale, ma fortemente incisivo sul livello dei servizi, che invece va mantenuto e in alcuni casi irrobustito. 4) Il contributo di solidarietà incide sui ceti medi che pagano le tasse. In sostanza paga chi già paga. 5) L’intervento sul Tfr dei dipendenti pubblici non porta efficienza, ma rappresenta un peso sui ceti medi e bassi oltre che un fatto gravissimo. 6) Gli interventi sulle relazioni industriali e sui rapporti di lavoro rappresentano una notevole intromissione nei rapporti e nell’autonomia delle parti sociali.               7) Con l’approvazione della manovra aggiuntiva inoltre, Regioni ed Enti locali, sono tra coloro che subiranno le conseguenze negative più pesanti. A regime (nel 2013) subiranno un taglio dei trasferimenti da parte dello Stato centrale pari a 14,7 mld di euro (fonte Cgia di Mestre). Ai 6,4 mld di euro di tagli previsti dal decreto di luglio, ai quali si aggiungono i 9 mld decisi ora, vanno sommati gli 8,5 mld introdotti dalla manovra correttiva approvata nel 2010. Nel 2011 i tagli imposti dalla manovra del 2010 ammontano a 6,3 mld di euro (pari al 4,7% della spesa totale delle funzioni in capo a tutti gli enti); Nel 2012 la ‘sforbiciata’ si attesterà sui 14,5 mld di euro (pari al 10,7% della spesa totale delle Autonomie locali); Per poi subire dei lievi ritocchi nel 2013 e nel 2014 che porteranno il taglio dei trasferimenti ad attestarsi leggermente al di sotto dei 15 mld di euro. Mentre le casse dello Stato beneficeranno di una riduzione di spesa pari a quasi 1 punto di Pil è probabile che per far fronte a questi mancati trasferimenti le Regioni, le Province ed i Comuni aumenteranno le tasse locali per far quadrare i loro magri bilanci. Un’operazione già iniziata in questo ultimo anno, visto che in molte realtà territoriali sono rincarate le addizionali Irpef, l’imposta provinciale sulla Rc auto, le tariffe dell’acqua, dei rifiuti, dei trasporti, nonché le spese per le mense scolastiche o le rette delle case di riposo. Per non parlare dell'evidente lesione dell'articolo 133 della Costituzione, che demanda a regioni e Enti locali, l'autonomia di decidere in merito al proprio assetto endoregionale.
Le prime domanda che sorgono spontanee, quindi, sono:

  • Senza interventi per la crescita come si pensa di  invertire questa tendenza e soprattutto il rapporto debito/PIL mantenendo la coesione sociale?
  • Quale idea di Stato si ha in mente?
  • Quale idea di federalismo al di la della retorica?
Non sarebbe stato meglio intervenire su: 1) introduzione di una imposta ordinaria sui valori immobiliari di mercato, fortemente progressiva, con larghe esenzioni e che inglobi l’attuale imposta comunale unica sugli immobili, in modo di ricollocare l’Italia nella media e nella tradizione di tutti i maggiori paesi avanzati del mondo. Non ha effetti sulla produzione e si ottiene 1 punto di PIL (15 miliardi di euro); 2) contributo sui capitali “scudati” alzando le aliquote al 20% (altro punto di PIL); 3) Un piano quinquennale di dismissioni di immobili pubblici in partenariato con regione e gli enti locali (obiettivo minimo 25 miliardi di euro).  4) misure strutturali sull’evasione fiscale (che ricordo in Italia nei primi 4 mesi del 2010 l’imponibile evaso è stimata pari a 371 miliardi di euro l’anno e in termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine di 156 miliardi di euro l’anno) (fonte KRLS, network of business ethics). La soglia a 2500 euro non è la tracciabilità sui pagamenti ma solo quella per l’antiriciclaggio. Meglio, per esempio: -tracciabilità dei pagamenti superiori a 1000 euro ai fini del riciclaggio e a partire dai 300 euro per l’obbligo del pagamento elettronico per prestazioni e servizi; -descrizione del patrimonio nella dichiarazione del reddito annuo con previsione di severe sanzioni in caso di inadempimento;  - l’elenco clienti – fornitori; - una norma perché le banche comunichino al fisco i saldi finanziari (Francia); - riforma dell’IRPEF che riduce la pressione parallelamente al recupero; 5) misure che contrastino, in coerenza con quanto detto sopra, il lavoro sommerso (stimato in 260 miliardi di euro, 3 milioni di persone, secondi dopo la Grecia) (fonte OCSE).  

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