Assessore Rossi: "Il made in Umbria brand di qualità internazionale"
L'intervento al convegno organizzato dal Centro Estero dell'Umbria
25/06/2011 - Il Sistema Moda rappresenta uno dei settori strategici del made in Italy e bene ha fatto il CE ad organizzare questo evento nell’ambito di una prestigiosa manifestazione artistica e culturale come il Festival dei due Mondi. Al suo interno il tessile-abbigliamento e il comparto calzaturiero, sono da sempre apprezzati nel mondo come la migliore espressione del bello e, per certi aspetti, la punta di diamante, della creatività e del saper fare italiano. Da dati Unioncamere, il comparto del tessile-abbigliamento coinvolge in Italia, poco meno di 100 mila aziende, con una occupazione vicina a 600 mila addetti e una produzione aziendale intorno ai 18 miliardi di euro. Numeri importanti che testimoniano una massiccia stratificazione sul territorio nazionale delle imprese del settore. Imprese che hanno conquistato nel mondo un ruolo di primissimo piano fortemente caratterizzato dalla qualità e originalità dei prodotti, frutto di una continua innovazione e di investimenti in ricerca e sviluppo sia nella realizzazione del prodotto finale che nel complesso della filiera produttiva. In Umbria, il sistema moda comprende circa 1.700 imprese, di cui 1.200 artigiane e, complessivamente, conta un numero di occupati vicino alle 10.000 unità. Con una incidenza di circa 5.000 addetti nelle imprese operanti, anche se in via non esclusiva, del comparto del cashmere, con eccellenze nel panorama mondiale e nazionale accanto ad una elevatissima presenza di imprese artigiane. Un aspetto questo che se da una parte contribuisce a dare valore aggiunto alla produzione in termini di manualità e di esclusività del prodotto, dall’altra, per ovvi motivi può costituire un limite allo sviluppo del settore. La stessa globalizzazione, se da una parte ha aumentato le prospettive commerciali, dall’altra, ha “aperto” il mercato nazionale del tessile-abbigliamento, alla spinta competitiva dei cosiddetti paesi emergenti (India e Cina). La frammentazione del tessuto produttivo umbro non ha favorito l’innovazione organizzativa e commerciale per le quali sarebbe richiesta una maggiore dimensione aziendale o una capacità di aggregazione formale e sostanziale decisamente superiore a quella attuale. Emergono tuttavia nuove opportunità ed il comparto del cashmere, nell’ambito del comparto moda, pensiamo possa coglierne appieno le potenzialità, attraverso:
- la valorizzazione e la promozione del potenziale di subfornitura esistente in Umbria;
- la promozione di iniziative imprenditoriali finalizzate al lancio o al consolidamento di produzioni a marchio proprio;
- l’integrazione su elevati livelli qualitativi e di risposta al mercato di imprese in grado di realizzare produzioni di eccellenza su specifici segmenti di mercato;
- la valorizzazione del made in Italy e Umbria e dell’Italian Life Style.
Pensiamo sia possibile, inoltre, individuare interventi mirati a favore delle imprese in grado di interpretare uno sviluppo del settore incentrato su:
- supporto a progetti promossi da gruppi di imprese con l’obiettivo di realizzare produzione e collezioni proprie o di incrementarne la quota sul fatturato aziendale utilizzando ad esempio strumenti come quelli del contratto di rete;
- promozione e supporto per l’internazionalizzazione del sistema moda regionale, ed in particolare dei produttori di cashmere, creando opportunità grazie anche alla programmazione del Centro Estero, sia a favore delle imprese che producono con marchio e prodotti propri, sia guardando al potenziale mercato delle imprese subfornitrici per le quali occorre individuare azioni e progetti “non convenzionali”, in grado però di farne apprezzare il patrimonio di competenze;
- indicazione di origine, tracciabilità e controlli in grado di verificare la veridicità di quanto dichiarato in etichetta, per meglio garantire la tutela del consumatore;
- qualificazione e formazione delle risorse umane per preservare il patrimonio rappresentato dalle competenze manifatturiere di imprenditori ed addetti nelle imprese del settore.
A ciò, dobbiamo aggiungere anche quegli elementi caratterizzanti il sistema Umbria che nel suo complesso può, e per certi aspetti deve, valorizzare con più determinazione l’insieme delle produzioni regionali, in una logica di sistema nella promozione del brand Umbria. Una forte azione, volta allo sviluppo complessivo dell’Umbria, deve, quindi, necessariamente partire dalla caratterizzazione della sua storia, della sua cultura e della sua identità, come momento centrale di una proposta attrattiva, che consenta al territorio umbro di presentarsi in ambito nazionale e internazionale percepito e identificato come un prodotto unico, un brand riconoscibile, senza omologare le peculiarità di ciascuno, ma mettendo insieme le varie anime del territorio, esaltandone anche la loro diversità. Ciò nella consapevolezza che un territorio per essere percepito come un brand deve saper coniugare tutti gli elementi di attrazione (storia, cultura, paesaggio, qualità della vita, ecc.) con quelli più propriamente di struttura (qualità dei prodotti, capacità di innovazione e di fare sistema, semplificazione, infrastrutture). Rispetto agli elementi identitari, possiamo dire che l’Umbria è percepita indubbiamente come una regione di qualità e questo valore rappresenta un fattore competitivo specie per quei comparti del manifatturiero che, come nel caso del cashmere, su questo possono costruire immagine e competenze distintive. Cercando il più possibile di legare in maniera organica le varie eccellenze produttive, in modo di proporsi in ambito internazionale con un marchio autorevole e riconoscibile, capace di racchiudere l’insieme dei valori economici e culturali dell’intero territorio. E’ proprio di questi giorni la registrazione in ambito nazionale ed europeo, ma nei prossimi mesi si provvederà anche a livello internazionale, del marchio
UMBRIA ARTIGIANATO riguardante la sola produzione del mobile in stile prodotto in Umbria. E’ nostra intenzione, nell’ambito della revisione del Testo Unico dell’Artigianato, di allargare l’utilizzo del marchio
UMBRIA ARTIGIANATO anche ad altri settori manifatturieri che caratterizzano le produzioni di qualità umbre indipendentemente dall’appartenenza alla categoria giuridica delle imprese artigiane, ma al contrario utilizzando lo stesso e le varianti che potremo studiare insieme, per la promozione tutte quelle imprese che, indipendentemente dalla dimensione, fanno del pregio e della caratterizzazione manifatturiera di qualità un tratto distintivo delle proprie produzioni. Un apposito disciplinare di produzione potrà sicuramente interessare anche le produzioni del tessile-abbigliamento, con specifico riferimento al settore del cashmere, leader in Umbria sia in termini di quantità che di qualità in produzioni di alto e altissimo livello. Il solo marchio non è certamente sufficiente per intercettare, fino in fondo, le opportunità che offrono i mercati internazionali, se non riusciamo a cambiare il modo di presentarci come Umbria, ma soprattutto, se questa nuova strategia di comunicazione, marketing di strategie commerciali non sono supportate da investimenti volti alla riduzione dei costi di produzione, al miglioramento delle infrastrutture, allo sviluppo dei servizi, alla diffusione delle conoscenze e della formazione. L’Umbria ha le carte in regola per vincere questa sfida alla sola condizione che una volta perfezionata la strategia e individuati gli obiettivi, come abbiamo fatto insieme con le Camere di Commercio individuando il cashmere come settore su cui puntare con la programmazione delle attività del Centro estero, si lavori tutti nella stessa direzione.