«Un patto per rinascere» Una mia intervista a UmbriaOn: «Dobbiamo aprirci alla città, essere inclusivi ed evitare equilibrismi pericolosi»

di Marco Torricelli

La scusa era quella di chiedergli un parere sul dibattito all’interno del suo partito, il Partito Democratico di Terni e dell’Umbria, in vista dei congressi. Ma l’intenzione era anche quella di parlare di altro. Alla fine, con il senatore Gianluca Rossi, si è parlato soprattutto di altro. Ma fino ad un certo punto.

Gianluca Rossi e Leopoldo Di Girolamo

Il partito Perché il tema ‘congressi’ lo abbiamo esaurito in fretta: «Devo dire, sinceramente – è l’esordio di Rossi – che non mi affascina particolarmente per le sue modalità. Mi piacerebbe, invece, che il dibattito interno al PD si elevasse e non si limitasse al solo tema del possibile segretario comunale o provinciale. E nemmeno del possibile futuro sindaco. Il Partito Democratico che vorrei dovrebbe essere inclusivo e non invasivo, magari facendo anche dei passi indietro, se serve per il bene della città. Invece vedo che la ricerca degli equilibri spesso si trasforma in un equilibrismo che infine diventa immobilismo. Perché siamo troppo concentrati sulle questioni amministrative, mentre nel dibattito dovrebbero essere invece inseriti elementi, se mi passi il termine, culturali. Interrogandosi anche sulla necessità di aprirsi a contributi ‘altri’, se questi vanno nella direzione di far crescere la città e noi stessi».

L’economia e il lavoro Però il PD governa la città, la Regione e il Paese. Quello che succede dentro questo partito non è ininfluente su quello che succede in giro: «Verissimo, ma proprio le cose che dici devono farci riflettere. L’Italia che torna a far registrare segni ‘più’ su crescita e occupazione, non lo dico io ma gli istituti statistici, è infatti governata da quello
stesso PD che governa a Terni e in Umbria, dove invece non riusciamo a seguire il trend nazionale. Dobbiamo chiederci perché e dobbiamo dare delle risposte concrete alla città e al territorio».

Gli strumenti Partiamo dal lavoro e, soprattutto, dai nuovi strumenti che potrebbero rivelarsi decisivi per crearne di nuovo e, magari, consolidare quello che c’è: «Uno dei problemi – dice Gianluca Rossi – probabilmente è rappresentato dalla tendenza di una parte consistente dell’impresa locale di adagiarsi sulla subfornitura alla grande industria, andando in affanno nel momento in cui quest’ultima ha deciso, o ha dovuto farlo, di rivedere radicalmente il modo di rapportarsi con essa. Non a caso registriamo invece segnali di crescita e sviluppo in quelle aziende locali che hanno avuto il coraggio e la lungimiranza di innovare e rinnovarsi».

La politica Questo, però, ci riporta al punto di partenza. La politica, il governo del territorio, non avrebbero avuto il dovere di intervenire con il proprio potere di indirizzo? «La tua domanda è chiara e voglio che lo sia anche la mia risposta: sì. E non possiamo, né dobbiamo, ripetere gli errori commessi in passato. Oggi siamo ad un punto di non ritorno e abbiamo il dovere di fare in modo che l’insieme delle nuove, e anche meno nuove, misure che il territorio ha a disposizione, siano utilizzate al meglio. E questo non è un dovere del PD o di un pezzo piuttosto che di un altro del mio partito, ma della politica che ha a cuore il futuro di chi in questo territorio vive e vuole restarci. Senza dover fuggire».

Terni

‘Area di crisi’, come farne un’opportunità? A cominciare, magari, dal percorso da fare per utilizzare al meglio le misure che il riconoscimento dello stato di ‘area di crisi complessa’ mette a disposizione. A quanto pare sarebbero circa 150 le manifestazioni di interesse, il doppio rispetto alla stima preliminare, ricevute da Invitalia. Che significa? «Che c’è vitalità e che ci sono imprese in grado di produrre idee e progetti. Ma qui entra in gioco il nostro dovere di tracciare il cammino, facendo nostro quanto ci è venuto a dire quasi un anno fa il ministro Calenda. Non dobbiamo, nessuno deve, pensare al ‘forziere’ che contiene le risorse, come ad un Bancomat dal quale prelevare indiscriminatamente. Noi, di concerto con il mondo economico e sociale, dovremo essere capaci ed avere il coraggio di indirizzare e sostenere quelle iniziative e quelle imprese che dimostreranno di essere davvero innovative ed in grado di creare prodotti competitivi. Incoraggiando chi vorrà puntare verso esperienze di verticalizzazione delle produzioni e di integrazione con le esperienze più avanzate esistenti».

Gli indirizzi Per governare questi processi, però, si deve essere autorevoli e credibili. Negli anni, si è parlato spesso delle cose che ricordi, ma non mi pare si sia andati oltre: «Vero, ma proprio per questo ho parlato di quello che è il nostro dovere oggi. Non ci è più consentito – dice Gianluca Rossi – di fare grande uso di parole, adesso dobbiamo agire, ovviamente non da soli, ma è indispensabile passare all’azione. E quando dico che non possiamo farlo da soli, mi riferisco ovviamente al mondo dell’impresa e del lavoro, ma anche alle altre forze politiche. Solo un grande patto tra soggetti che condividano una visione di futuro che sia sganciata dalle logiche di partito o, peggio, di fazione, ci può dare la forza per farcela».

La discarica

ThyssenKrupp Ast Senza dimenticare quella che resta la realtà più importante del territorio ternano. Quell’acciaieria senza la quale la città, nel bene come nel male, non sarebbe quella che è. «Anche qui, voglio essere chiaro fin dall’inizio. Io, alla fabbrica – dice Rossi – non voglio rinunciare. Ma detto questo sarà il caso di spiegarsi bene anche con il management e la proprietà. Quella che ThyssenKrupp ha messo in atto a Terni è stata un’operazione sociale terribile per la città e il territorio. E che in Germania non le sarebbe mai stata permessa. Dico questo perché uno degli obiettivi che ci si deve porre è quello di rendere il sistema locale finalmente autonomo dall’Ast. La collaborazione e le sinergie non sono certo in discussione, ma dobbiamo metterci in condizione di marciare anche in piena autonomia e qui torno al compito della politica, che è quello di governare i percorsi. Ecco, questo è uno dei doveri di cui parlavo e dei quali dobbiamo farci carico».

L’impianto Aria-Acea

L’ambiente Anche perché parlare di acciaieria significa anche parlare di ambiente e, a questo proposito, ti sollecito anche sulla questione inceneritori. «Va fatta una premessa importante: fino a quando si produrrà acciaio utilizzando cromo e nichel, sarà impossibile pensare di azzerare le ricadute sul territorio. Ovvio, però, che queste possono e debbono essere ridotte al minimo e Ast dovrà farlo, naturalmente con tutte le incentivazioni che le normative permetteranno. Qui, però, permettimi un inciso: mi piacerebbe sapere dalla ThyssenKrupp Ast quando e come si concluderà la realizzazione del progetto sul riuso delle scorie. Quando il progetto ternano venne bollato come una robetta, ci si disse che avrebbero dato vita ad una cosa fantasmagorica. Bene, è giunto il momento di vederla. Detto questo, vengo agli inceneritori: intanto è condivisibile la posizione di Comune e Regione di non volere alcun ampliamento delle autorizzazioni in essere, che detto per inciso vennero concesse anche da chi oggi è salito sul carro della protesta, e poi ritengo indispensabile discutere in maniera seria con chi gestisce gli impianti per arrivare, anche in questo caso, ad una minimizzazione degli effetti sul territorio. Come si deve intervenire seriamente su altri temi relativi alla sostenibilità ambientale, tipo il traffico, penso al famoso e trascurato ‘piano della mobilità’: i provvedimenti tampone, lo abbiamo capito, non servono a nulla».

Un ‘ipotesi’ della Città della salute

Temi collegati Senza trascurare un tema che a questo è collegato: la salute dei cittadini. E quindi non si può non parlare dell’ospedale, della ‘città della salute’, degli annessi e connessi. «La ‘città della salute’ serve. Posso capire che ci siano stati dei ritardi – spiega Rossi – ma adesso direi che basta. Va fatta e in fretta. Posizionata nelle vicinanze dell’ospedale potrebbe essere senza dubbio utile e contribuire alla sua razionalizzazione e modernizzazione, ma non dobbiamo trascurare che dovrà essere accompagnata da un profondo ripensamento urbanistico di quella zona della città di Terni, che potrebbe risultarne soffocata. Quanto all’ospedale, sono certo che è un’eccellenza utile all’intera regione e che in alcuni settori è addirittura superiore a quello di Perugia. Vi si uniscono le caratteristiche di servizio specialistico e di comunità, ma queste vanno integrate ‘in alto’ e non vanno fatte scelte riduttive».

La facoltà di medicina a Terni

L’università Magari con una maggiore integrazione con l’università. «Questo è un altro tema decisivo per il futuro della città, perché di fatto il rapporto tra Terni e l’ateneo di Perugia non esiste più, anche se credo che poche altre città abbiano investito tanto per l’università. Ritengo, anzi, che se il complesso delle risorse investite fossero state destinate alla creazione di borse di studio, avremmo potuto mandare i nostri giovani a studiare nei migliori atenei internazionali e con risultati senza dubbio migliori». Un giudizio pesante, direi. «Aggiungo altro – dice Rossi con decisione – perché è un tema che sento particolarmente. Adesso è tempo di scelte decisive anche in questo campo: Terni deve farlo puntando su poche cose, ma significative: il corso di laurea in medicina deve essere accompagnato dalla possibilità di proseguire con i percorsi specialistici, poi si punti su facoltà scientifiche e tecnologiche. Se Perugia ci sta, bene. Altrimenti si guardi altrove attraverso accordi interatenei come la legge consente, ma lo si faccia in fretta e con convinzione. Il grave errore del sistema regionale è stato quello di considerare la presenza universitaria a Terni un mero decentramento universitario, invece essa è figlia dell’Accordo di programma sottoscritto nel 2001. Si abbia il coraggio e la volontà di ritirarlo fuori dal cassetto e da esso ripartire, per valorizzare ulteriormente anche quelle esperienze feconde come Scienze dell’investigazione a Narni».

‘La vita è bella’ a Papigno

La cultura e il turismo Parlare di università porta inevitabilmente al tema cultura e questo alla possibilità di fare di quest’ultima un’opportunità nuova, magari accoppiandola al turismo: «Sulla cultura ho un’idea precisa. Il progetto che si mise in cantiere anni fa, mi riferisco al complesso bibliomediateca-videocentro-Papigno era giusto; puntare infatti sull’audiovisivo è stata una scelta lungimirante, purtroppo non corrisposta dal sistema regionale che non l’ha voluta sostenere con una legislazione di supporto e con un’Umbria Film Commission che sapesse guardare al carattere produttivo dell’industria cinematografica. Questa la sento come una delle mie sconfitte. Credo anche che abbiamo delle esperienze produttive culturali importanti, di nicchia, ma di grande qualità creativa, riconosciuta anche a livello internazionale, che noi sottovalutiamo e che invece andrebbero riconosciute come tali anche a livello regionale, anche in termini di valorizzazione delle risorse che esse esprimono. Così sul versante di eventi e appuntamenti musicali che spesso ci offrono un panorama di innovazione poco percepito anche da noi stessi e talvolta poco difeso -come il Concorso pianistico Casagrande-, frutto anche di una presenza di una “scuola” di formazione musicale di cui il Briccialdi è la punta di diamante. Infine la sfida del riconoscimento della Cascata delle Marmore come sito Unesco è una priorità imprescindibile. Dovremmo ragionare in un’ottica di sistema tra patrimonio culturale, storico, archeologico e naturalistico, con le opportunità che sul versante turistico esso, nel complesso, offre.

Vico del Serpente

 

La sicurezza e la paura E potrebbe forse essere anche un antidoto alla paura e alla rassegnazione, che sempre più spesso di trasforma in rabbia ed in intolleranza razziale, che sembrano impossessarsi della città. Anche per l’aumento esponenziale dei fenomeni di micro, e non solo micro, criminalità: «Io – dice Gianluca Rossi – sono molto preoccupato da tutto questo. Ma credo anche che questi fenomeni siano solo in parte dovuti all’immigrazione, che è stata storicamente presente. Certo non è però possibile accettare che a Terni oggi si sia arrivati a parlare di ‘guerra di bande’ e per questo sono necessarie azioni forti e decise. Insomma, il ‘patto per la sicurezza’ può e deve essere integrato con tutte le opportunità di intervento che le nuove norme sull’ordine pubblico permettono di utilizzare e su questo il governo locale e nazionale devono mostrare tutta la fermezza necessaria».

da UmbriaOn 10 settembre 2017