BANCHE VENETE, IL MIO INTERVENTO PER IL PARTITO DEMOCRATICO

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ROSSI Gianluca (PD). Signor Presidente, in premessa voglio dirle che l’Assemblea di un’istituzione, in particolar modo un’Assemblea parlamentare non dovrebbe mai ospitare le volgarità, gli insulti e le offese che oggi abbiamo ascoltato (Applausi dai Gruppi PD e AP-CpE-NCD e della senatrice Bencini), in particolar modo nei confronti di colleghi seri, competenti, rispettabili e impegnati a difesa del proprio territorio come i senatori Puppato e Santini. (Applausi dai Gruppi PD e AP-CpE-NCD). Per questo chiediamo alla Presidenza del Senato un intervento sotto ogni profilo di sua competenza. (Applausi dai Gruppi PD e AP-CpE-NCD e del senatore Buemi).

Vede, signor Presidente, gli insulti, le sceneggiate sono l’esempio della pochezza degli argomenti. Noi preferiamo rimanere al merito del provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD).

La Commissione finanze, pur non apportando modifiche al decreto-legge, ha discusso seriamente, come sempre, nel solco di un lavoro più ampio fatto di due indagini conoscitive, altri provvedimenti da cui sono emerse valutazioni e proposte condivise, che rappresentano un’importante base di partenza. Per questo ringrazio ancora una volta il presidente Marino per il prezioso lavoro. (Applausi dal Gruppo PD). Anche per questo il provvedimento che ci accingiamo ad approvare è un intervento necessario, come per le banche popolari, le Bcc, il Monte dei Paschi. Per dirla con uno slogan tanto caro ad alcuni, non salviamo i banchieri, salviamo le famiglie, le imprese, i lavoratori. (Applausi dai Gruppi PD e AP-CpE-NCD e della senatrice Bencini),

PUGLIA (M5S). Ma cosa dite?

ROSSI Gianluca (PD). Cosa sarebbe accaduto, infatti, se il decreto-legge non fosse stato emanato? Quali alternative reali avremmo avuto? Sono queste le domande da porsi se si vuole seriamente affrontare la questione. Inoltre, attenzione al senno del poi. Le cause della crisi sono riconducibili, certo, alla governance malata che vogliamo sottolineare e stigmatizzare delle due banche, ma anche agli effetti della grave crisi economica che hanno danneggiato famiglie e imprese, impattando sulle banche con insolvenze crescenti.

Oggi come ieri, c’è chi critica il Governo per avere perso tempo con l’ipotesi della ricapitalizzazione precauzionale e c’è chi lo critica per la ragione opposta, ovvero per non avere insistito su di essa. Ancora, si poteva rinunciare prima all’ipotesi in modo da fare le cose con tempi più adeguati: ci sarebbe stato – sostengono alcuni – il tempo per fare un’asta pubblica? Si sarebbero ottenute condizioni migliori per il contribuente? La risposta è, ancora una volta, negativa se la si guarda con le lenti giuste.

Un’altra critica che viene mossa è quella secondo cui avremmo frettolosamente cambiato la procedura di liquidazione. Come tutti sanno, le regole europee sul bail in e sulla gestione delle crisi bancarie sono nuove e la caratteristica comune a tutte le crisi bancarie verificatesi in Europa fino a oggi è che non è mai stato applicato il bail in. Tutti hanno dovuto trovare strade diverse. Da qui deriva una critica ancora più dura: ogni crisi è stata trattata in modo diverso, il che avrebbe dato luogo a disparità di trattamento. Personalmente concordo con chi sostiene che a segnare il passo è il tentativo dell’Unione europea di scrivere regole rigide e applicabili nello stesso modo a tutte le situazioni, non solo per il sistema bancario.

Vedete, neanche gli Stati Uniti fanno eccezione. Lehman Brothers fu lasciata fallire, ma il giorno dopo la FED salvò l’American International Group, la più grande assicurazione americana, con un intervento pari a 85 miliardi di dollari. Nei giorni successivi alcune banche furono salvate con la nazionalizzazione temporanea, come per Monte dei Paschi di Siena, altre con accorpamenti in banche più grandi e con l’aiuto di risorse pubbliche, come per le due banche venete. Lo stesso ragionamento vale per gli interventi fatti in Germania, Olanda e Regno Unito.

A parere mio, ciò dimostra che vige la regola più semplice: quando la crisi si verifica, lo Stato deve intervenire, almeno nei casi in cui rischia l’intero sistema e gli interventi devono essere decisi di volta in volta, con margini di discrezionalità, a seconda delle caratteristiche e della profondità della crisi.

(Segue ROSSI Gianluca). Questi brevi riferimenti fuori da casa nostra ci permettono di rispondere a un’altra critica, ossia di aver messo il Parlamento di fronte al fatto compiuto, senza la possibilità di poter modificare il decreto-legge. È la verità, ma è un problema che si è posto sempre e ovunque nei casi di crisi bancarie. Tutti sappiamo, al netto della dialettica e della strumentalizzazione politica, che esse vanno risolte rapidamente e quando si manifestano in modo conclamato. Noi avevamo non una crisi sistemica, ma focolai di crisi che però avrebbero potuto ingenerarla. Per questo motivo, rivendichiamo la bontà dei provvedimenti varati dal Governo.

Non posso sfuggire, inoltre, a un riferimento in merito ai conti dell’intervento. Qualcuno ha detto che, se questi sono i conti, non si capisce perché le due banche siano state messe in liquidazione. Gli amministratori uscenti, quelli che furono scelti dal Fondo Atlante per rimediare ai guai delle passate gestioni, avrebbero potuto essi stessi fare il recupero crediti e risanare le banche, senza bisogno della liquidazione e dell’intervento di Banca Intesa. Si torna così, ancora, all’ipotesi della ricapitalizzazione precauzionale. Il fatto è che questo argomento non ha convinto la vigilanza europea, che ha esplicitamente detto che i piani che erano stati sottoposti dalle due banche non erano credibili e, affinché lo fossero, era comunque necessario che un investitore privato fosse disposto a mettere almeno un miliardo di euro, cosa che non è avvenuta.

Infine, c’è un tema di cui si è molto dibattuto in Assemblea e anche in Commissione finanze e tesoro, nonostante non siano state apportate modifiche al provvedimento. Come ha detto lo stesso ministro Padoan in audizione, il Governo, ma anche il Partito Democratico sono senza indugi dell’avviso che si debba affrontare il tema della responsabilità degli amministratori con un inasprimento delle pene. Questo va fatto con serietà e rigore. Allo stesso modo, pensiamo utile valutare con urgenza misure finalizzate a rafforzare gli interventi di ristoro in favore degli investitori. Infine, occorre prevedere misure finalizzate a tutelare i piccoli risparmiatori che hanno investito a seguito di operazioni di collocamento ed esecuzione degli ordini di vendita di azioni messe in atto nei loro confronti, con scarsa trasparenza e senza le necessarie informazioni sul grado di rischio, dai suddetti istituti.

Per queste e altre ragioni, il provvedimento va approvato nei tempi più brevi possibili e senza modifiche, al fine di eliminare ogni possibile fonte di incertezza sulla sorte delle due banche.

Per tali motivi, il Gruppo del Partito Democratico voterà convintamente la fiducia al Governo. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).