LA MIA REPLICA AL CORSIVO DI PATALOCCO SU UMBRIAON

gianluca rossi patalocco replica comune terni

Caro Patalocco,

Permettimi innanzitutto di darti del tu. “E ci voleva un summit?”

Rispondo rapidamente alla domanda, benché retorica: sì.

Perché? Perché un partito che si definisce ancora tale, deve conservare almeno due buone abitudini. La prima, il confronto informale su temi che riguardano il futuro della città tra le cariche istituzionali e politiche che esso esprime, salvaguardando, però, la loro autonomia.

Da qui la seconda: lasciare che sia il sindaco, eletto direttamente dai cittadini, a prendere la più importante delle decisioni, ossia la continuazione del suo mandato, sentiti i consiglieri della maggioranza del consiglio comunale.

L’esito della discussione, che a te sembra un cascame della vacuità della procedure democratiche, è invece l’unico che rispetta gli elettori. Ti vorrei spiegare il perché.

Immaginiamo che, al contrario, nel corso della riunione avessimo deciso senza appello di “staccare la spina” alla guida della città. Avremmo fatto piombare Terni in una situazione simile a quella del Sindaco Marino, eletto dai romani e “sfiduciato” da una “congiura di palazzo”, in cui “congiurati” e notaio hanno sottratto ai cittadini colui che avevano eletto.

Io credo che se a Terni avessimo replicato questa “sottrazione democratica” allora sì, tu avresti avuto tutte le ragioni a scrivere il tuo corsivo. Ci avresti accusati di colpe ben più gravi: “accoltellare il sindaco”, commissariare il comune, opacità nelle decisioni, eccetera.

E invece ti sei dovuto accontentare del nostro “banale” rispetto delle scelte del sindaco, pur avendo ciascuno di noi espresso il proprio pensiero sul da farsi, costringendoti a ricamare una serie di caricature personali poco commendevoli. Se ti fossi limitato alla narrazione dei “lideres maximos” che si sventolano col fazzoletto come Peppone sarebbe stato un divertente pezzo di colore.

Ho apprezzato un giornalista della Vostra testata che si è rifiutato di pubblicare il menù della cena di maggioranza, ritenendolo squalificante per la narrazione di una città che ha bisogno, ora più che mai, di ragionare. E di buoni giornalisti che aiutino a farlo. Come disse Kennedy, “Too often we enjoy the comfort of opinion without the discomfort of thought” (troppo spesso godiamo del conforto delle opinioni, senza la seccatura del ragionamento).